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Esbat di Giugno ed Eclissi di Luna.

Il 15 di Giugno, ovvero tra pochi giorni, oltre ad essere Esbat sarà anche Eclissi di Luna. Ben visibile per quanto riguarda l’Italia e in comodo orario serale, oltretutto. L’eclissi di Luna, chiamata anche Luna Rossa a causa del suo colore particolare ottenuto dal cono d’ombra proiettato sulla sua faccia dalla Terra vista la posizione perfettamente allineata tra Sole-Terra-Luna, è uno spettacolo davvero fantastico da vedere in questa serata – speriamo senza pioggia o nubi, magari nel giardino di casa.

Vi siete mai chiesti quali possono essere i suoi effetti energetici? Un allineamento planetario segna comunque anche un allineamento energetico particolare. Il fenomeno, spiegato o non spiegato scientificamente dalle antiche culture, ha sempre suscitato interesse, tanto da attribuire ad esso particolari eventi fortunati o sfortunati.

Per gli assiri-babilonesi infatti erano quasi più importanti delle solari, e non erano solamente presagi nefasti; così fu anche per Alessandro il Grande, la quale vittoria fu “predetta” da un’eclisse lunare il 20 settembre 331 a. C. Gli egiziani erano perfettamente a conoscenza, a loro volta, delle cause astronomiche dell’eclissi.

In Grecia la conoscenza dlele cause fu attribuita ad Anassagora e poi Ipparco; tuttavia, per le Streghe della Tessaglia il momento era rivestito di importanza fondamentale nella pratica del “tirar giù la Luna”. Tuttavia queste pratiche magiche, dal popolo, erano viste come in grado di staccare effettivamente l’astro dalla volta celeste. Le eclissi quindi molte volte, sia quelle lunari che quelle solari, venivano spiegate con la mancanza dell’astro dal cielo, spiegazione che anche gli scritti latini riportano con l’usanza di produrre rumori forti durante le eclissi, probabilmente per distrarre questi procedimenti. Seneca infatti, in una delle sue tragedie, fa parlare così Medea: “…evocata dai miei incantesimi, vieni, o astro delle notti,con il tuo aspetto più sinistro e la minaccia della tua triplice fronte!”

Se le spiegazioni dal punto di vista scientifico oggi sono più che conosciute, quali sono invece le influenze energetiche di questo Esbat? Le opinioni possono essere le più disparate. Ricordo che la Luna di Giugno è  chiamata anche degli Amanti, che celebra l’unione tra il Dio e la Dea e la fecondità e la generosità della Dea Stessa. E’ una Luna piena di calore e di amore, vicina a Litha/Mezzaestate.

Forse un motivo ai presagi nefasti c’è. La fonte di energia sulla Terra è chiaramente il Sole. L’energia Lunare viene in un certo senso attivata dalla rifrazione della luce solare sulla sua superficie, nonostante abbia comunque una sua energia essendo un corpo celeste. Non a caso il Novilunio è il momento per allontanare, abbandonare, rompere, mentre l’avvicinamento e la “pienezza” vengono celebrte dal Plenilunio. Durante un’eclissi la Luna essendo comunque visibile viene privata della luce – e quindi dell’energia solare. Questo poteva esser visto come nefasto.

Io non credo ai presagi nefasti, anche se basandomi sulla mia esperinza un’eclissi lunare ha sempre portato cose “strane”. E’ da considerarsi allora come un Novilunio? Non proprio. I raggi solari comunque si riflettono sulla sua superficie anche se in modo un po’ “indiretto”e molto minore. Da una parte è esatte a mio avviso il ragionamento per il quale i suoi influssi saranno limitati, ma se ci pensiamo bene si tratta anche di un allineamento e gli allineamenti portano solitamente una fortissima energia con cambiamenti rapidi. Personalmente sono portata a pensare che le energie che riceveremo saranno molto forti e se si intende operare con incanti d’amore, di ispirazione, bisogna stare molto attenti perché la responsbilità che arriva è davvero tanta e dobbiamo essere in grado di direzionalre al meglio la Volontà. Tuttavia nulla ci impedisce di “stare in ascolto” di questo fortissimo momento e lasciarci ispirare! 🙂

“Luna degli amanti, luna di Miele, Iside Cosmica; in Te, o Madre, il Dio risplende della Vostra unione divina. Il seme fecondato fiorisce nel tuo grembo e sei forza della Natura e bellezza della Vita.
In Te la gioia è perenne per chi cerca la sinergia e l’armonia dell’Uno.
Con te il Dio diventa Padre e genitore di tutto ciò che è fuori e dentro.
Per Te gli animali e le piante si riproducono, la terra germoglia, la pioggia cade, il Sole riscalda e la notte attende; per Te, l’Ispirazione tocca il mio cuore, il cuore dell’Uomo, e realizza il Grande Progetto Universale.
A Te la Terra guarda speranzosa per scaldarsi del tuo Amore.”

 
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Pubblicato da su 06/13/2011 in Esbat, Fenomeni, Preghiere

 

Mother’s Day

Incuriosita da un paio di amiche straniere che mi hanno fatto gli auguri per la mia recente maternità non l’8 maggio, bensì il 1°, ho deciso seppur con qualche giorno di ritardo di fare una piccola ricerca per vedere come viene festeggiata nel mondo e sporattutto le origini. Ciò che ha catturato la mia attenzione è stato soprattutto il fatto che in alcuni Paesi si festeggia in coincidenza appunto con Beltane, che non potrebbe essere giorno migliore, che in Italia però è già Festa del Lavoro, come ben si sa.

La Festa della Mamma ha origini molto lontane, pagane e che traggono il loro senso dall’osservazione della Natura che in questo periodo si risveglia in tutta la sua bellezza e fertilità. Mamma, madre, Madre – intesa non solo come madre naturale ma come Madre Terra e perché no, anche Madre Cosmica, che come ben intendiamo si riflette nel microcosmo come la Donna madre amata dai suoi figli terreni.

Si cita molto spesso circa le sue origini le feste legate al culto della dea Cibele romana, Rhea per i Greci, dea della fertilità e dell’agricoltura. Cibele non era la protagonista e il simbolo di un solo giorno, ma addirittura una settimana (“floralia”) sempre nel mese di maggio. E’ infatti in questo mese che la Natura si risveglia in tutta la sua grandiosità e generosità dopo il lungo inverno, e che “partorisce” tutte le sue bellezze. Con lo stesso significato anche in Oriente sono presenti gli stessi festeggiamenti, quasi sempre intorno alla seconda domenica di maggio. Se si da una breve occhiata alle date di tutto il mondo, si noterà per l’appunto che la maggior parte si concentrano attorno a questa data, tranne poche altre (alcune presenti ragionevolmente nell’altro emisfero, dove le stagioni risultano invertite), e alcune che la fanno coincidere con una data di marzo o aprile (dove comunque inizia la Primavera).

Con l’avvento del Cristianesimo, la Festa della Mamma divenne occasione per appellarsi alla Madre Maria per chiedere protezione e pace, non dimenticando comunque la madre terrena.

L’origine del “Mothering Sunday” si ha nell’Inghilterra del 1600, dove le persone che lavoravano sotto padrone nobile disponevano in quella data di un giorno libero per andare a trovare i propri genitori, e riunirsi cosi al nucleo familiare. Questa data cadeva nella quarta domenica di Quaresima. Ad opera di Anna Jarvin, venne istituita la Giornta Nazionale della Mamma negli Stati Uniti, dopo grande insistenza della stessa in onore della sua amata madre morta, e venne celebrata per la prima volta nel 1908. Fu cosi che nel 1914 venne proclamata come Festa Nazionale nella seconda settimana di Maggio, data che fu presa di conseguenza come fissa in molti altri Paesi. L’usanza rimane tutt’ora quella di regalare rose o garofani rossi alle mamme in vita e bianchi a quelle morte, in segno di affetto, o di fare un piccolo dono testimone dell’amore dei  figli.

 
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Pubblicato da su 05/13/2011 in Festività, Tradizioni

 

Le Porte del Sole.

Un uomo muore dentro e fuori
quando ignora se stesso e le cose intorno,
e consapevole di questo, chiude gli occhi
per rimanere all’oscuro;

quando gli vengono offerte le chiavi
per aprire le porte della sua prigione,
ma l’ignoto lo spaventa,
e rimane nel nulla – che già ben conosce.

Ma la materia informe che davanti ad esso aleggia,
si espande e gli si infrange sulla pelle,
chede con il suo movimento
di esser plasmata secondo Volontà,

e cambia il grande al cambiar del piccolo;
nel raggio esteso – la proiezione
del nostro sudore e delle nostre lacrime,
dei nostri sorrisi e della nostra speranza.

Apritevi, o Porte del Sole,
schiudetevi agli Uomini e alle Donne,
che ardono per Vedere.

 
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Pubblicato da su 03/29/2011 in Riflessioni

 

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Un paio di preghiere.

Ecco un paio di preghiere scritte molto tempo fa, che fanno parte del mio percorso. Sono molto semplici, ma le trovo efficaci, e la rima serve per ricordarle meglio. 😉

Preghiera alla Dea della sera


A Te ora, Madre, mi affido;
i miei occhi si chiudono al giorno che fu,
ma sul mio Cuore confido.
Veglia sulle mie Energie,
risveglia i miei sogni
ed indicami le vie.
Madre di ogni cosa,
concepiscimi ancora nel tuo grembo
dove tutto nasce e riposa.

***

Preghiera per rafforzare la Volontà

consciusness
La mia Volontà guida ogni mio atto,
io sono responsabile di ciò che vien fatto;
secondo le Leggi del Divino Padre
e secondo l’Amore della Divina Madre,
possa usare Coscienza nelle parole
e purezza nel pensiero.

 
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Pubblicato da su 03/22/2011 in Preghiere

 

Tarocchi ed autoconoscenza.

Dei Tarocchi si sa molto poco, nonostante in questi ultimi anni se ne parli sempre più spesso. Ciò che i media ci offrono a riguardo si limita per la stragrande maggioranza dei casi ad una critica sull’uso che se ne fa in modo molto poco costruttivo: questo sembra comportare un giudizio negativo anche sul Tarocco “in sé”. Ma come ogni strumento – proprio per il fatto che è uno strumento, e quindi qualcosa che si può utilizzare per perseguire un fine – i Tarocchi di per sé sono neutri. Come ogni strumento acquista o perde di valore a seconda del risultato che ne consegue, anche i Tarocchi con il tempo hanno subito questo.

Il fatto che siano sempre stati uno strumento, lo si può intendere dalla loro storia. Soffermandoci molto brevemente sulle loro origini, di essi poco si conosce – e forse perché il giudizio su una cosa di per sé tende a selezionare la storia e a seppellire alcuni elementi, alcune volte per sempre. Secondo alcuni studi, sembra che abbiano origini egiziane, identificate nelle tavole del Libro di Thot. Altre ricerche portano all’invasione araba nel sud-Italia (Tarocco deriverebbe dalla buccia ruvida delle omonime arancie, che la superficie delle prime carte ricordava).La storia della loro origine tuttavia poco può aiutare nella ricerca sui Tarocchi come strumento. Vedere l’uso particolare che se ne faceva in passato, può venirci incontro.

Giunte in Italia nel 1400 tramite una stampa di origine marsigliese, gli Arcani Maggiori furono adottati dai Visconti e dagli Sforza. Sembra esistessero altri mazzi precedenti, tuttavia queste due casate contribuirono alla loro diffusione, reinterpretando gli Arcani attraverso il lavoro di alcuni artisti. A cosa servivano? Certo, erano usate come carte da gioco. Il “Tarocco” effettivamente era un gioco. Ma il loro valore non si limitava solo a questo. La serie degli Arcani Maggiori, che va dal Matto al Mondo, non era arrivata e non è stata poi trasmessa a caso: ognuna delle figure corrisponde ad un archetipo ben preciso nella vita di ogni essere umano. Si va dal Matto, l’energia vitale iniziale, passando per esempio dall’Imperatrice, la giovinezza, all’Imperatore, il padre, alle regole morali del Papa, fino al Giudizio e al Mondo come autorealizzazione. I Tarocchi sono nati e sono stati utilizzati a scopo educativo oltre che ludico; erano largamente impiegati come propedeutica ai giovani, in cui potevano riconoscere in questi archetipi le figure di chi stava attorno a loro, potevano da essi imparare i valori e confrontare le varie fasi della vita.

Ovviamente il sistema non era ragionato in questi termini. Bisogna arrivare al ‘900 perché il termine “archetipo” venga ufficializzato nella psicanalisi da Carl G. Jung, nonostante l’etimologia della parola risalga al greco con il significato di “modello originale”. Che cos’è quindi un archetipo? Secondo Jung, ogni persona appartenente ad una comunità interiorizza delle informazioni che creano un inconscio collettivo, diversamente dall’inconscio personale che si forma con l’esperienza personale. Queste informazioni che noi traiamo vengono rappresentate in modo specifico all’interno di ogni individuo, e queste figure sono chiamate archetipi. Per esempio, l’archetipo femminile all’interno dell’uomo, il Sé come risultato della formazione individuale, etc.

Al di là delle pratiche divinatorie tanto criticate che possono considerare i Tarocchi come loro strumento (nel bene e nel male, ma non è questo su cui voglio soffermarmi), intrise di magia negativa, falsità e speculazione economiche, nonché di ansia verso il nostro futuro e del nostro umano e mal canalizzato bisogno di avere una “dritta” sul da farsi; credo che esista anche un altro valore, che è quello dell’introspezione psicologica per un’autoconoscenza attraverso lo studio soggettivo di questi archetipi. Questo metodo è stato adottato da Alejandro Jodorowsky, che oltre ad essere un esoterista, personalmente lo considero psicologo e filosofo. Staccandosi dall’aspetto puramente divinatorio – nonostante questo non venga mai banalizzato – Jodorowsky sembra ridare una dimensione spirituale e soggettiva ai Tarocchi, non allontanando l’uomo dal suo futuro come se fosse qualcosa che si possa analizzare separato dall’uomo stesso, ma riconciliando un consultante con la sua vita attuale e l’introspezione. Introspazione che tanto ci è sembrata venir a meno con le pratiche prima citate, nelle quali il futuro viene offerto senza sforzo di partecipazione su un piatto d’argento. Questo apre le porte ad una riflessione fondamentale nella mia interpretazione, ovvero al rapporto tra la persona e il Tarocco come archetipo – e quindi immagine. Vale la pena di approfondire questo aspetto.

L’immagine non è coincidente con l’illustrazione: sono due cose ben diverse. L’immagine è qualcosa di meno, e qualcosa di più dell’illustrazione. Quando guardiamo un’illustrazione, ciò che vediamo non si limita ad essa: è tramutata in immagine, ovvero in ciò che noi vogliamo vedere. Nell’immagine quindi, il significato proprio dell’illustrazione sembra occultarsi parzialmente per lasciare spazio a noi stessi, a ciò che siamo.

Un esempio può essere tratto da un’opera di S. Sontag. Durante i combattimenti tra serbi e croati nelle guerre nei Balcani, scrive la Sontag, le foto dei bambini morti nel bombardamento di un villaggio venivano utilizzate sia nella propaganda serba che in quella croata. Accompagnata da una didascalia, la foto non metteva in evidenza il dove, quando e chi effettivamente ritraeva, ma veniva utilizzata a piacimento da entrambi le parti. La didascalia a questo punto ritengo fosse superflua: nel momento in cui croati e serbi guardavano la foto, scattava comunque la repulsione verso l’avversario, verso il “nemico”. Queste persone già sapevano cosa avrebbero visto, cosa volevano vedere. Già portavano quindi dentro di sé il giudizio “nemico”, che determinava l’identità della foto, che a questo punto diventava immagine. Tutto ciò che si crede di vedere quindi, sta dentro di noi, lo vediamo perchè lo conosciamo già. Se una fidanzata è gelosa di un ragazzo tuttavia fedele, è perché ha avuto modo di conoscere l’infedeltà, o perché lei stessa la porta dentro di sé. Al contrario, chi non ha mai conosciuto l’infedeltà tenderà a non essere geloso. Il principio del sapere prestabilito che crea l’immagine vige anche qui: il ragazzo non è più tale, ma si fa immagine come “fidanzato” o “possibile traditore”.

Ora, nel momento in cui ci troviamo di fronte all’arcano della Papessa, pur conoscendone il significato di base, noi riflettiamo. Allo stesso modo di uno specchio, la Papessa rifletterà la madre severa, delle regoli che non si vogliono accettare, la nostra stessa severità di giudizio, etc. Insomma, la nostra stessa situazione. Questo, all’interno di un rapporto di dialogo con il cartomante – che non è un mago, ma una persona che accompagna il consultante in un percorso di autoconoscenza – oppure attraverso un dialogo intimo e sincero con noi stessi, che però è più difficile. Io vedo questo nella carta; ma la carta non è altro che uno specchio, dato il fatto che ciò che vediamo, lo vediamo attraverso quel filtro che è la nostra formazione, la nostra educazione, la nostra esperienza. Io, quindi, come dovrei trovare l’occasione di vedere ciò che io sono riflesso nel giudizio di una foto o delle altre persone, così ho modo di studiare la mia psicologia attraverso la Papessa. Perché io sto vedendo questo? Quale mio Io sta vedendo questo?

Qui sorge una domanda più che lecita: perché se questo aspetto lo portiamo già dentro di noi, non riusciamo a vederlo? Allora – i Tarocchi sono solamente inutili, sono in qualche modo banalmente tautologici? In realtà non è così semplice. Quante volte ci viene dato un consiglio da una terza persona, che noi siamo più propensi a seguire rispetto a ciò che sentiamo? Il consiglio non viene mai inteso, tuttavia, alla pari del suo mittente, ma viene sempre “interpretato” da colui che sta ad ascoltare. Purtroppo, per una nostra insicurezza che negli ultimi tempi noto stia andando in crescendo,  abbiamo bisogno di oggettivizzare una situazione interna prima di rendercene conto. Significa quindi che ciò che noi sappiamo, per avere un qualche effetto “shock” su di noi, deve in apparenza esserci dato dall’esterno; abbiamo bisogno per giudicare e scegliere di dividere l’Io dall’Altro, e di ricondurre questa dicotomia all’unità dell’Io che sperimenta attraverso l’Altro grazie all’interpretazione, e quindi alla personalizzazione. Ora, il supporto cartaceo dei Tarocchi, visto in quest’ottica non sembra far altro che assolvere la funzione del trasferimento della nostra immagine per l’oggettivizzazione e il ritorno all’Io. Un micro-auto-inganno, se vogliamo. Ma se razionalizzato, di grande aiuto.

I Tarocchi non danno certo in questo caso la previsione di un futuro certo, inevitabile e immutabile, ma una possibilità di sviluppo della situazione attuale del consultante. Un percorso che la nostra Volontà già ha in programma. Non essendo costantemente autopresenti accompagnando la Volontà dal suo percorso una volta “emessa”, molte volte essa si canalizza senza il nostro controllo, portando a risultati inaspettati e molte volte – devastanti. La presa di coscienza del percorso sul quale la nostra Volontà sta agendo, attraverso lo specchio fornito dallo strumento-Tarocco, può così portaci ad un’autoconoscenza. La conoscenza di ciò che sta dentro di noi, e che senza supporti di trasferimento (dei quali i Tarocchi sono solo uno degli esempi), fatichiamo a riconoscere.

Non me ne vogliano a male le persone che usano i Tarocchi come strumento divinatorio. Anch’io nella mia esperienza l’ho fatto e ancora lo faccio qualche volta. Ma prima di inoltrarsi su questo percorso, sul quale molte volte ci si illude e che deve esser preso con estrema delicatezza e consapevolezza, è utile a mio avviso tastare un terreno più fertile, e tuttavia non più facile. I Tarocchi sono una fonte preziosa per chi vuole intraprendere un cammino di autoconoscenza.

 

Oestara alle porte… La tradizione delle uova.

Ed anche quest’anno Oestara sta arrivando… anche se il grigiore ed il freddo fuori non da’ poi così tanto l’idea che stia sbocciando la primavera. Ma noi sentiamo l’aria di cambiamento, vero? L’Equinozio è alle porte (ricordo che quest’anno cadrà esattamente il 20 Marzo alle ore 23:21…), il perfetto equilibrio tra il giorno e la notte, e sotto tutta questa pioggia qualche fiore sboccia già.

Come rallegrare un po’ queste giornate, e metterci in linea con il sentimento di Oestara? Niente di meglio del ritornar bambini e dipingere le uova sode. 🙂 La decorazione delle uova o le uova come simbolo non sono solamente parte di un tradizionale passatempo della cultura cristiana o pagana, ma lo si trova in molte altre culture. Vediamo un po’ la storia di questo simbolo.

Da sempre l’uovo, proprio per la sua caratteristica di involucro contenente la vita, viene associato simbolicamente alla rinascita, al cambiamento, alla grembo materno, alla resurrezione e alla purezza come si può notare nella storia dell’arte cristiana in alcune raffigurazioni di Maria, fino ai Tarocchi di Marsiglia nella carta della Papessa (in basso a destra). Si dice che la tradizione della pittura e del seguente dono delle uova di gallina, come augurio di buon auspicio, trovi le sue origini nelle più antiche e radiose civiltà, come quella dei Persiani e degli Egizi. Interessante notare che gli Egizi attribuivano all’uovo la capacità di contenere al suo interno i quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco: associato alla Vita, era consacrato alla Dea Iside. Successivamente la trazione passò anche a Greci e Cinesi. Gli usi simbolico-magici delle uova sono testimoniati anche da fonti quali Plinio presso i Romani: egli riporta infatti che si usava seppellire uova dipinte di rosso per allontanare la negatività da quel territorio.

Attenzione particolare merita l’uovo come principio del Tutto nella cosmogonia di molte culture, come involucro contenente il caos primordiale, che si libera e si organizza dopo la rottura del guscio. Se tutto ciò che è sopra è anche sotto, alchemicamente l’Uovo Cosmico è l’involucro della nostra anima imprigionata, il contenitore delle nostre energie e del nostro potenziale, è il recipiente in cui possiamo portare “a cottura” il nostro lavoro di raffinazione interiore fino al tuorlo d’oro, analogamente alla visione della luce spirituale al di fuori della caverna platonica, o alla crisalide che diventa farfalla (non a caso simbolo dell’anima libera). Inoltre, come simbolo della rinascita, sia interiore che esteriore, l’uovo ci istruisce anche sull’eterno ritorno nella Natura.

Nell’ideologia pagana, l’uovo rappresenta l’Uno: il tuorlo dorato rappresenta il Dio Sole, nell’albume invece è vista la Dea Luna. Da queste due polarità si origina il Tutto, e si ritorna con questo al valore universale di Uovo Cosmico. Usato alcune volte per allontanare la negatività (il valore di oggetto misterioso e magico era dato dal fatto che si vedeva generare al suo interno una vita quasi dal nulla, al tempo), più frequentemente lo si ritrova nelle magie di fertilità, salute e buon auspicio. Il significato di augurio e rinascita naturale e spirituale venne mantenuto fino alle popolazioni ebraiche e fatto simbolo nella Pasqua ebraica, che diede successivamente origine alla Pasqua cristiana.

L’unione rappresentativa Sole-Luna, Notte-Giorno, è forse uno dei motivi per i quali l’uovo è diventato simbolo del “nuovo anno”, che in alcune culture coincideva con il risveglio della natura di Primavera e l’equilibrio delle ore diurne e notturne caratteristiche dell’Equinozio (dal latino “equus nox”, “uguale notte”). E’ proprio in questo momento che la Ruota dell’Anno passa ad una nuova fase, con l’iniziare non a caso di un nuovo ciclo nel cinturone zodiacale sotto il segno dell’Ariete. Sacro ad Eostre (dal quale – Oestara), la Dea germanica della fertilità, l’uovo si ritrova protagonista di tradizioni pagane quale appunto la caccia all’uovo, mantenutasi un bel divertimento per i bambini anche nel giorno di Pasqua.

Ci sono molti modi di celebrare Oestara e di valorizzare questo splendido simbolo qual è l’uovo, ma ne cito uno molto semplice e ricorrente che si può proporre anche ai ragazzi quasi per gioco (ma certi comunque del suo valore magico). Prendete delle uova e bollitele qualche giorno prima di Oestara. Una volta sode e fredde, dipingetele con dei colori magari a base vegetale, in modo da rendere commestibile tutto l’uovo e non solamente la parte del tuorlo e dintorni. Prima di fare questo però, cercare di visualizzare un vostro desiderio, la realizzazione interna che più vi sta a cuore in quel momento (ricordate che Oestara è la festa dell’allegria e della positività, quindi vanno bene pensieri che attraggono qualcosa e non che respingono… insomma, pensate le cose in positivo e non in negativo). Proiettatelo nell’uovo tenendolo tra le mani e infondendo in esso la vostra energia, nonché nel dipinto che sopra vi farete. Potete decorarlo con simboli, volti, ciò che vi viene in mente. Quest’uovo verrà poi mangiato nel giorno di Oestara, concentrandovi sull’interiorizzazione della vostra richiesta, in modo da ricevere internamente risposta.

 

 

 
 

Benvenuti.

Se nel blog che tengo su Splinder (lo trovate qui) racconto un po’ di tutto, un po’ di vita vissuta, un po’ di sfoghi, e cose varie, qui mi concentrerò soprattutto su cose un po’ più serie, riflessioni derivanti dal mio percorso spirituale, e ciò che può essere affine ad una crescita interiore. Sia mia (si cresce anche rileggendo ciò che si è scritto, eccome…), sia di chi legge – sperando di essere d’aiuto, o se non altro, di lanciare spunti di riflessione. Sono sempre io – solamente la mia parte più seria, più filosofa, e più stregheggiante, se vogliamo.

Un lieto benvenuto, quindi…

Veden*Kuuhenki

“Quod est superius est sicut quod est inferius,
et quod est inferius est sicut quod est superius;
ad perpetranda miracula rei unius.”
“Love is the Law, Love under Will.”
 
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Pubblicato da su 03/15/2011 in Uncategorized